mercoledì 16 aprile 2014

 
IL PARANOIDE

Il paranoide è diffidente, sospettoso. Teme di essere raggirato, tradito, imbrogliato. Crede facilmente che gli altri tramino nei suoi confronti.
La sospettosità, il senso di persecuzione sono i tratti più noti di questa subpersonalità.

Il suo pensiero è lucido, meticoloso, pignolo, come quello dell'ossessivo. Entrambi sono ipercontrollanti e colgono i minimi dettagli. Ma dietro questa ricerca minuziosa c'è una differente motivazione: l'ossessivo cerca i segni dell'imperfezione; il paranoide cerca gli indizi che diano prova ai suoi sospetti.
Entrambi hanno un super-io molto rigido, cioè hanno introiettato un genitore critico duro e severo. E' questo che li spinge ad esseri così attenti, lucidi e ipercontrollanti.
In entrambi il genitore critico è nella maschera al governo, con questa differenza:

— nel paranoide il governo è 'moralista', con due pesi e due misure: egli dà per scontato l'assoluta lealtà e bontà della sua popolazione, e focalizza tutta l'attenzione su ciò che fanno gli altri: inaffidabili, doppi, mentitori, diretti a costruire trame nei suoi confronti.
Lui è moralmente ineccepibile, senza colpe; gli altri lo perseguitano e lo aggrediscono senza logica e senza ragione; lui si limita a reagire e a difendersi.
La sua rabbia e la sua ostilità sono quindi ampiamente giustificate.

Va detto che i genitori del paranoide sono ipercritici e svalutanti. Il bambino cerca di adeguarsi, ma non ce la può mai fare: viene colpevolizzato, sgridato, umiliato, ridicolizzato.
I suoi sentimenti vengono squalificati: ciò che il bambino sente non ha valore. Non gli si dà credito, non gli si dà fiducia. Così egli impara la via della negazione e della segretezza.

Umiliazione e vergogna sono due temi che il paranoide condivide con il narcisista. Egli ha fatto l'esperienza della sottomissione a un potere che lo perseguita. Ha sentito la sua debolezza e la sua fragilità come causa di questo sopruso. Per questo sviluppa un odio e un'avversione implacabile contro le figure di potere. Per questo teme ogni forma di dipendenza, e vuole sempre mantenere una situazione di controllo.

Di fronte a situazioni di sopruso e prepotenza simili, sono possibili differenti linee politiche: quella dell'ossessivo è l'irreprensibilità, il perfezionismo e l'adesione alle regole ("sono nel giusto, nessuno mi può colpevolizzare"); quella del narcisista è l'acquisizione del potere ("sono forte e potente: nessuno può più umiliarmi"); quella del paranoide, come vedremo, è la facciata di irreprensibilità e il ribaltamento dell'accusa sugli altri ("gli altri sono falsi e malvagi; io devo guardarmi e difendermi da loro").
 
"E il sé inferiore?"
Il sé inferiore è pieno di rabbia, aggressività, desiderio di punizione. I paranoidi non dimenticano i torti subiti, e aspettano di vendicarsi. La vendetta è la naturale reazione al tradimento o anche a piccoli  soprusi.
Come al solito, per evitare l'ostracismo sociale, l'abbandono, la morte, si forma la maschera, che ha il compito di controllare il sé inferiore. Compito non facile perché il sé inferiore è particolarmente attivo: cerca la punizione, la rivincita, la vendetta a viso aperto. A sua volta vuole perseguitare i suoi persecutori, in modo diretto e plateale.
Che cosa fa allora la maschera? Per prima cosa, lo abbiamo detto, assume una facciata di irreprensibilità: non è mai responsabile di nulla, non è colpa sua. La colpa è sempre degli altri. La maschera diventa abilissima a trovare indizi per scaricare la responsabilità. Trovati i colpevoli, allora può dar via libera all'azione del sé inferiore: "Vai e punisci! Loro sono cattivi, non io!".
La maschera usa due meccanismi di difesa: il primo è la negazione ("io non ho fatto nulla, io sono buono!"); il secondo è la proiezione, cioè prende gli impulsi del sé inferiore, e dopo averli negati, li proietta sugli altri ("gli altri mi vogliono male!").
 
Hanno un pensiero lucido, analitico, preciso. Ma, utilizzato all'interno di una costruzione chiusa e fondata su false premesse, questo tipo di pensiero produce impalcature intellettuali, logiche e razionali solo in astratto, e in concreto profondamente distorte e prive di ogni fondamento reale. 
La loro attività mentale è fortemente inquinata dai virus del pensiero, in particolare dal pensiero dicotomico (o è colpa mia o è colpa tua) e dall'iperfocalizzazione (un dettaglio, astratto dal contesto, assume la massima importanza), con i suoi corollari (massicce cancellazioni, causa effetto e lettura della mente, ipergeneralizzazioni, autoreferenzialità, catastrofizzazioni, doverizzazioni ecc.).
Tali impalcature sono diventate via via un ingombro sempre più pesante, che li tiene staccati dalla realtà.
"Spesso sembra incredibile che delle persone intelligenti possano giungere a considerazioni e affermazioni tanto assurde!"


 
Il meccanismo di fondo.
A livello profondo si sente   I N A D E G U A T O  , incompetente, incapace, cattivo, sadico. La posizione esistenziale profonda è quella depressiva: io non sono OK.
Ancor più del depresso, però, ha interiorizzato un genitore critico, perfezionista, colpevolizzante. In altri termini, ha un super-io molto rigido, come e più dell'ossessivo.
Ne consegue che la percezione di sé come incapace o cattivo è per lui del tutto inaccettabile e insopportabile. Per questo intervengono due meccanismi di difesa molto primitivi: la negazione (io non sono cattivo o incapace; io sono buono e perfetto) e la proiezione (gli altri sono cattivi e incapaci.
La posizione esistenziale: "io non sono OK",   si trasforma in:  "io sono OK, gli altri non sono OK").
I vantaggi di questo meccanismo sono:
— non sentire colpa e vergogna, distrarre l'attenzione dalla propria inadeguatezza, cattiveria e responsabilità;
trovare un nemico esterno in cui portare l'attenzione, quindi trovare un obiettivo definito su cui dirigerla, eliminando l'incertezza e l'ansia conseguente;
— scaricare parte dell'aggressività sul nemico esterno, sentendosi dalla parte del giusto (se gli altri sono cattivi, io sono pienamente autorizzato a reagire).

 
Conferma degli indizi.
Il paranoide cerca continuamente gli indizi per incolpare gli altri. Fa un'ipotesi e cerca una prova dei suoi sospetti. E naturalmente trova conferma delle proprie ipotesi per varie ragioni:
selezionando e cercando con il filtro negativo, egli trova sempre qualcosa: le persone non sono sante, non sono perfette; basta ingrandire un particolare e trascurare tutto il resto (iperfocalizzazione, cancellazione, generalizzazione);
— certi comportamenti sono di per sé ambigui, quindi è facile trovare un'interpretazione negativa, almeno riguardo alle intenzioni;
— effetto Rosenthal: il paranoide, con la sua sospettosità e la sua inconscia ostilità, induce negli altri aggressività. Cancellando (negazione) il proprio comportamento e punteggiando l'interazione a partire dal comportamento aggressivo dell'altro, può sempre dire di essere stato aggredito e quindi di doversi difendere.
Quando riesce a confermare la sua ipotesi, prova una grande soddisfazione. Infatti può dimostrare a se stesso  che ha ragione (conferma di sé, autostima), che non è lui il colpevole (cosa che per lui sarebbe terribile, visto il suo super-io rigido e implacabile), e può quindi procedere a punire l'altro, scaricando così la sua aggressività.
 
Il loro bisogno di amore è continuamente frustrato. Essi hanno bisogno di tantissimo amore e comprensione, e ciò che ottengono è esattamente il contrario.  Questa è la loro condanna.
 
Scarsa intelligenza emotiva.
Il paranoide non è in grado di mettersi nei panni degli altri, e quindi di comprenderli, anche nelle situazioni più semplici, in cui chiunque sarebbe in grado di farlo.
In termini di PNL, essi non sanno assumere la seconda posizione, e quindi neppure la terza. Essi sono costantemente in prima posizione. Sono terribilmente egocentrici e con fortissimo riferimento interno: non apprendono dagli altri le comuni abilità sociali. Data la loro esperienza familiare, non avendo avuto buone identificazioni con i genitori, non hanno imparato il gioco dei ruoli, cioè la capacità di cogliere il punto di vista altrui e prevedere il loro comportamento in modo sufficientemente attendibile.
La loro intelligenza emotiva ( o relazionale) è quindi molto bassa, sia di comprensione di sé e dei propri impulsi, sia di comprensione degli altri.
 
C'è un mito a proposito dell'intelligenza. Si ritiene comunemente che una persona intelligente dovrebbe uscire facilmente dai suoi problemi. Come se i problemi fossero causati da stupidità.
In base al senso comune, non si comprende come l'intelligenza possa mettersi al servizio della malattia.
Ma è proprio così: tanto più una persona è acuta, tanto più costruisce i suoi problemi in modo complicato e difficile da sciogliere.
Basata su false premesse, un'intelligenza sviluppata può creare mostri ancora più pericolosi e pervasivi.  
Ebbene, come sembra ovvio, quando noi parliamo di lucidità e intelligenza di un paranoide  , non ci riferiamo certo a quest'ultima forma di intelligenza, che presuppone una grande disponibilità all'ascolto, all'empatia e all'entrare in relazione. Questi aspetti sono proprio quelli su cui il soggetto paranoico è più debole.
Essi, a loro modo, cercano di comprendere gli altri, oltre che se stessi: ci mettono un enorme impegno. Ma lo mettono in una direzione sbagliata, nella direzione in cui non c'è uscita: cercano di comprendere gli altri senza il meccanismo dell'empatia e del rapporto di fiducia.
Quindi sono destinati a fallire, senza scampo.
Ma proprio perché falliscono in continuazione, mettono ancora più energia nel tentativo di comprendere, e per far questo utilizzano gli unici strumenti di cui dispongono: la razionalità, la logica, l'analisi, cioè quelle forme di intelligenza che normalmente sono utili per risolvere altri tipi di problemi: di ingegneria, di informatica o di logica, appunto.
Non quindi i comuni problemi relazionali.