sabato 31 marzo 2012
Elliott Erwitt
Il grande vecchio della fotografia e gran maestro dell'ironia. Quello che ha colto la dolcezza di una Marilyn in piena fioritura e la sotterranea innocenza del volto di Che Guevara. Quello che ha fatto la storia della Magnum e dello sguardo del Novecento. Affabile mentre fa strada nella sontuosa Casa dei Tre Oci, il parquet che scricchiola sotto il suo bastone. Tre piani tutti per lui, nella bella Personal Best, la mostra antologica (curata in Italia da Denis Curti) che si concede a 84 anni, a Venezia dopo la Maison Européenne de La Photographie di Parigi, il Reina Sofia di Madrid e l'International Center of Photography di New York. «Dicono che faccio ridere - esordisce - ma non è vero. Per mia moglie, per esempio, non sono affatto divertente». È il Buster Keaton dell'obiettivo, ma lui si schermisce: «Ma no, sono solo uno che gira sempre con la macchina fotografica.E con la sua inseparabile trombetta, che tiene attaccata al bastone e che, dice, gli serve quando c'è troppa gente, per fare spazio.Origini russe, ma il suo vero nome è Elio Romano, ma quando si è trasferito negli Stati Uniti è diventato per tutti Elliott.
